«Mai.» Che orribile parola è questa! Com'è piena di vuoto! Perchè vi sono alcune parole che fanno tanto male all'anima di chi soffre, ed appunto sono queste parole, che dicono «mai», che dicono «sempre», che dicono «addio?» Perchè? Io mi sforzo d'immaginare cosa potrà essere la mia vita il giorno che verrai per dirmi: «È finito... », il giorno in cui ti vedrò uscire dalla mia casa per l'ultima volta. Sempre, quando esco e torno, su l'uscio faccio questo pensiero. Mi sei così visibile, che vorrei tendere la mano per trattenerti. Quel giorno, credo che diverrò pazza. Mi domando qualche volta come ti ho potuto amare così. Ne rimango atterrita e non so comprendere la ragione. Talora, quando sento parlare di altre persone che amano, quando leggo nei libri le favole di altri amori, quando vedo l'abuso e la profanazione che si fa ogni giorno di questa parola, mi vien quasi una voglia di ridere... oh sì, di ridere disperatamente! Chiamano amore i loro capricci, amano e possono ridere, amano e possono vivere lontani, amano e possono pensare a mille altre cose nello stesso tempo! Ma chi di loro conosce veramente cosa sia questa orribile disperazione, l'amore?...

«Senti: ho paura. Mi sembra che fra qualche giorno debba succedermi qualcosa di orrendo. La notte ho visioni angosciose. Vorrei sapere, sapere... tante cose che la mia povera testa non coordina più.

«Domenica è la festa della zia: non dimenticarlo. Manda [pg!143] il solito mazzo di fiori. Mi scrivi che ve ne sono tanti a Torre Guelfa, è vero? M'avevi promesso di condurmi un giorno a visitare la tua casa e la gran Torre.... Invece, se non vi sono andata finora, non la vedrò forse mai, quella tua casa dalle stanze antiche, «dove si dorme come in un monastero.» Oh, se potessi giungere inattesa e sorprendere la tua vita! Essere la tua compagna, nella tua casa, per sempre!... Povero amore, come devi sorridere di queste mie parole! Tu hai ben altri pensieri. Mi scrivi che fra pochi giorni la maggior parte delle tue terre cadrà sotto sequestro. Ti rimarrà solo Torre Guelfa ed un piccolo pezzo di campagna «che si vede intero stando alla finestra». Povero amore! Perchè sono tanto ricca io, che non ho bisogno della ricchezza? E perchè non vuoi che t'aiuti? Ho il mezzo di farlo, almeno in parte, senza che nessuno lo sappia. Senti: anche se non dovessi mai più vederti, perchè non accetteresti? In qualsiasi giorno della vita, e comunque tu voglia, io sarò sempre tua.... Perchè non concedermi questa gioia? Tu hai bisogno del denaro, io ne possiedo molto e non so che farne. Era per te solo che mi piaceva esser ricca; ma ora, se non ti avrò... a che serve? Come tutto il resto: a che serve?... »

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A questa lettera non risposi: pensai che prima di sera, Fabio, recandosi a parlarle, avrebbe resa inutile una mia risposta.

[pg!144]

VI

Seduta sotto la pergola di vite americana, Elena guarniva di fiori un suo cappello primaverile; io leggevo ad alta voce un libro del Taine, il suo Voyage en Italie, dov'erano pagine deliziose intorno al Convento di Montecassino.

— Come vorrei visitare quel convento! — Elena mi disse allora.

— Vi andremo, se lo desideri. Anzi vi resteremo qualche giorno. Quei frati sono albergatori squisiti e tengono un'ottima foresterìa.