Michele Rossengo era un pingue villano, arricchitosi con mezzadrìe di terreni e con usure nei mercati. Ritiratosi dalle faccende coloniche, ambiva ora le cariche cittadine, pronto a qualsiasi espediente pur di giungere a' suoi fini. Era più che cinquantenne, alto, corpulento, con un viso abbronzato in cui scintillano due malvagi [pg!145] occhi ambigui, e sorrideva di continuo come un uomo intimamente soddisfatto di sè.

Quando entrai nella sala, mi venne incontro tendendomi la mano. Si tradiva dal suo contegno l'insolenza ingenerosa dell'uomo di volgo il quale, per un suo diritto, si senta forte contro il padrone.

— Dunque, signor conte, bisognerà intenderci una buona volta! — egli disse, entrando sùbito nell'argomento e piantandosi a gambe larghe dinanzi a me, con le mani in tasca, mentre vi faceva tintinnire un mazzo di chiavi ed alcune monete. Uso a comandare nella sua casa e nelle osterie dove lo corteggiavano i suoi loschi faccendieri, egli parlava in tono altezzoso, facendo con le labbra un atto ch'era singolarmente ironico.

— Sono pronto a ragionare con voi, caro Michele, — gli risposi con voce lusinghevole, avanzandogli una poltrona.

— Ah?... ragionare? Sempre ragionare e pagare mai! — esclamò l'uomo, sedendo. E rise d'un riso villano che gli gonfiava la bocca e le vene del collo.

— Mi sembra, caro Michele, che siate oggi di cattivo umore. Prima d'incominciare la discussione vi offrirò un bicchierino di quell'acquavite vecchia d'ottant'anni, alla quale non fate mai cattiva cera quando venite quassù.

— Ci vuol altro che acquavite ormai! Buoni da mille ci vogliono, signor conte! — m'interruppe il Rossengo, fra il serio e il faceto, mentre io gli mettevo davanti la bottiglia preziosa e ne versavo due bicchierini colmi. Intanto, soffiando e bofonchiando, egli traeva da una tasca recondita un grosso fascio di cambiali, avvolte in un rogito notarile, e se lo batteva sul palmo della mano.

— Che fate ora? Mettete via quelle porcherie! — lo esortai ridendo. — Non dátemi altre seccature, chè ne ho già troppe in questi giorni!

Egli posò le cambiali su la tavola, vi diede sopra un gran pugno e tracannò l'acquavite d'un sorso.

— Ah, le chiama porcherie, lei? Questa è buona! — diss'egli facendo schioccare la lingua contro il palato esperto. — Buona anche l'acquavite, non c'è che dire! [pg!146] Ma insomma, lasciando le chiacchere, me le paga o non me le paga, stavolta? Perchè ormai siamo vicini alla scadenza e non si tratta più che di pochi giorni.