Lo guardavo; guardavo la sua bocca, dal labbro raso, delicata, e mi pareva di vederlo nell'atto di baciare una donna. Ricordai la frase ch'Elena diceva spesso a me:
— Ti amo perchè la tua bocca è fresca come un calice d'acqua pura, quando si ha sete.
[pg!175] Mi sentii opprimere da un singolare malessere; non potei più parlare; il d'Hermòs credette che m'annoiassi. Due giorni dopo, nel pomeriggio, tornai a quel teatro con il pretesto di domandare al Duvally se potesse ancora farmi avere una poltrona per la sera, poichè le agenzie avevano tutto venduto. Lo trovai che parlamentava con alcuni amici e sùbito mi venne incontro.
— Una poltrona? — esclamò. — Dio buono, che cosa difficile! Ad ogni modo andrò a vedere. Per voi si troverà sempre.
Tornò poco dopo mostrandomi un biglietto.
— Ecco l'ultima! — disse.
Lo ringraziai e mi trattenni a parlargli, complimentandolo per il gran discorrere che dappertutto si faceva del suo spettacolo.
— Posso offrirvi la mia vettura? — dissi alla fine. — Vedo che state per uscire.
— Ben volentieri. Lascio un ordine, ed eccomi a voi.
Quando fummo nella vettura, lato a lato, non tardai a cercare il mezzo di sapere da lui quello che m'interessava.