— No, una cantante, una cantante russa che viene a Roma ogni inverno. L'andavo spesso a trovare al suo [pg!176] albergo, ed una volta conobbi da lei una bellissima ungherese, che voleva, credo, darsi al teatro. Parlavano appunto di voi; me ne ricordo esattamente. La cantante si chiamava Tschawarowna, l'altra Elena... Elena... il cognome non lo ricordo più.
— Ah, forse indovino! La signora Elena de W.
— Ecco, per l'appunto, la signorina Elena de W.
— No, scusate: non signorina, signora.
— Ah? è maritata? — esclamai, facendo uno sforzo terribile sopra i miei nervi per mantenere un'apparenza d'impassibilità.
— Sì, lo è stata per lo meno: ora è vedova.
Per non sorprenderlo con domande troppo repentine pensai di tergiversare, e quando fui sicuro della mia voce ripresi:
— Ora, questa mia amica, la Tschawarowna, dalla quale tornai per domandare informazioni sul conto della bellissima forestiera, mi rispose che anch'essa la conosceva da poco e sapeva solamente ch'era l'amante di quel signor Duvally del quale parlavano il giorno prima.
— Oh, l'amante!... — egli esclamò gaiamente; — lo è stata una volta, durante un mio viaggio, ma da un pezzo è cosa finita. Però, ditemi, che donna incantevole! non è vero?
Volsi il capo alla strada e finsi guardar altrove, perchè una specie di nebbia rossa mi offuscava lo sguardo e la mia faccia doveva essere divenuta livida. Mi dominai di nuovo e risposi: