— Una fra le più belle donne che abbia mai vedute. Ma chi è dunque?... se pure non sono indiscreto.
— Oh, figuratevi! Piuttosto non saprei dirvi esattamente chi sia.
— Un'avventuriera?
— No, tutt'altro, ma una donna stranissima. Non l'ho mai potuta comprendere. La conobbi a Berlino, per mezzo d'un suo tutore, — una canaglia, vi giuro! nonostante i suoi capelli molto grigi! So che lei appartiene ad una grande famiglia; viaggiò molto; voleva essere attrice; ecco tutto quello che mi ricordo.
[pg!177] — E fu maritata, voi dite?
— Sì, in un modo tragico. Sposò un pastore protestante, che s'era innamorato di lei fino a divenirne pazzo. Ma dopo qualche mese gli fuggì di casa, per ricominciare la sua vita di zingara, e il disgraziato allora, per la vergogna e la disperazione, si uccise. Il fatto si diffuse per i giornali: mi pare si chiamasse Miller, o Müller... Non ricordate nulla di tutto questo?
— Veramente non ricordo. È un pezzo che il fatto avvenne?
— Sono tre o quattr'anni.
La violenza che mi facevo per mantenermi padrone de' miei nervi si mutava in un malessere fisico, in un dolore che mi correva per tutte le vene; e tuttavia, più che la rabbia e l'amarezza, poteva in me la curiosità malsana di conoscere altre notizie, di carpire altri particolari alla confidenza di quell'uomo.
— Del resto, — ricominciai, forzandomi a sorridere, — si capisce benissimo che anche un pastore abbia potuto perdere la testa. Non s'incontran molto spesso donne come quella.