— Ma, si capisce! Quando mi diedero la notizia, ebbi paura che foste ferito, e scioccamente... Insomma, questo non conta! Poi mi hanno detto che il ferito era l'altro, «le monsieur aux roses!...» ed allora pazienza! Ma voi, voi...
E mi scoteva davanti agli occhi l'indice minuscolo in segno di minaccia.
— Ecco: sono venuta sùbito; mi sento ancora un po' turbata. Come fu dunque?
Le tolsi un guanto, baciai quella morbida sua mano.
— Come fu? ditemi, ditemi... — pregava con impazienza.
[pg!25] Le raccontai la storia brevemente. Allora mi venne più presso, e posandomi entrambe le mani sul braccio mi domandò:
— Perchè avete fatto questo?
— Perchè l'altro mi dava noia. E' molto semplice. E perchè voglio che vi lascino stare. Non siete mia, lo so, ma non importa. Qualche volta penso quasi che lo siate. Del resto non val la pena che se ne parli più.
Ella mi guardava co' suoi grandi occhi fermi, che le illuminavano tutta la faccia. Dalla veletta sollevata le sfuggivano alcune ciocche di capelli, prendendo in quella luce diffusa il color tizianesco del rame antico. Mi chinai su la sua bocca, per baciarla, e non osando ancora, mi indugiai a respirare nel suo respiro, a vivere nel cerchio della sua vita, con tale un turbamento che dovetti chiudere gli occhi.
— Elena, rimanete a pranzo da me questa sera... — le dissi con desiderio e con paura.