Ella si era intanto rivolta verso un gran vaso di lilla bianchi, e ne carezzava un ramo lentamente, abbassando la faccia, come per nascondere i suoi pensieri.
— A pranzo? No, no, — rispose in fretta.
— E' una promessa... e non la mantenete mai.
— E' meglio di no.
— Siate buona, Elena...
Si china maggiormente sui lilla, senza rispondere: alcuni rami s'impigliano tra i suoi capelli.
— Venite a sedervi qui, — le dico.
Viene, lenta: si siede presso il fuoco; i lilla bianchi le hanno lasciato nel viso tutto il lor pallore. Tace, mi fissa; tace, contempla il fuoco; erra per la sua bocca un'espressione indefinibile di tristezza, poi si copre la faccia con i due palmi, forse perchè nasce in lei, come in me, senza volerlo, un bisogno irresistibile di pianto.
E quando la interrogo, mi risponde con la voce rotta:
— Perchè taccio? Non so... Mi sembra di sentirmi un poco male.