— Non posso più camminare... — mi disse con un alito. — Chiama una vettura.
Ne passava una; la fermai; vi salimmo. Intorno, per la via popolosa, le vetrine fiammeggiavano, imbiancando i marciapiedi; le carrozze lente, in più file, ogni tanto sostavano per dare il varco alla gente. Rincantucciati nella vettura buia, l'uno contro l'altra, tenendoci le mani, ebbi voglia che il cavalluccio continuasse indefinitamente il suo trotterello stanco, per non giungere mai, per non scendere più.
— Ti senti male? — domandai.
— No, è stato un momento... nulla. Ora passa... passerà. Le cinsi con un braccio le spalle, delicatamente, come se il mio amore potesse guarirla. Ella si rannicchiò al mio fianco, facendosi piccola, con un movimento pieno di paura.
— Mi scriverai?
— Sì, amore.
— Ogni giorno?
— Se vuoi...
— E tutto mi scriverai?
— Tutto... sì, tutto.