Mi sentii malato; una voglia sterile di baci tormentò le mie labbra desiderose; e nell'età virile, quando già si comincia ad inaridire, sentii che la vita in me tornava, che tornava l'amore, come una chiara fontana dissuggellatasi all'improvviso.
Ero vissuto sprecando i giorni migliori, d'ogni cosa trastullandomi con una virtuosità senza pari; m'ero sentito forte come pochi, giovine come pochi e temerario contro la sorte; non avevo creduto possibile che un amore, una donna, fermassero a mezzo il cammino questa inebbriante mia fuga.
[pg!288] Di fatti ancora ne dubitavo. C'era nel più profondo dell'essere mio, come ai confini d'un lago burrascoso, un tratto di palude morta, ove tutte le ondate più alte andavano a finire senza urto, senza rumore, imputridendo fra melmosi canneti. Là dentro affogava continuamente quella parte di me stesso che pur sentiva il coraggio di vivere nella bufera; là dentro c'erano i dubbi, la perplessità, l'indifferenza, e quel senso dell'inutile universale, dell'ateismo infinito, che su tutto gravava come un cielo basso e plumbeo. Maremma dell'anima, questa parte di me stesso aveva continuamente soffocato la mia volontà, sopraffatto in me i sogni, le speranze, i sentimenti, e mi pareva incredibile che l'amore d'una donna sapesse infine vincere questo mio cuore in cui tutto inaridiva. Mi rammentai la frase che avevo scritta nel libro d'ore della dama romana:
«Passare, passare, passare... ineffabile vita!» E risi amaramente perchè quei tempi eran lontani, l'anima mia profondamente mutata.
Il giorno dopo, mentre stavo ancora vestendomi, venne Ludovico, ed aveva gli occhi umidi nel rivedermi. Strinsi con affetto la sua mano sincera, gli domandai notizie della sua vita; egli mi raccontò ch'era in servizio presso una famiglia borghese di via Nazionale, mercanti arricchiti, buona gente, un po' goffa, un po' taccagna. Mentre, in forza di un'abitudine antica, s'era messo tranquillamente a rassettare i miei abiti, mi diceva ch'egli sarebbe tornato a servirmi con gioia se il mio ritorno a Roma era definitivo.
— Ma come faresti con i tuoi nuovi padroni?
— Oh, signor conte, ho sempre detto loro che quando lei tornasse... Tutt'al più ci vorranno gli otto giorni.
Senza sapere se sarei rimasto a Roma o no, per l'affetto che mi legava a quel buon domestico e per avere accanto un uomo il quale mi rammentasse i bei giorni passati, gli risposi ch'ero lieto assai di riprenderlo e che, appena libero, andasse a riaprir la casa.
— Troverò modo di farlo súbito, signor conte! — esclamò l'uomo, e pareva non tenere in sè dall'allegrezza.
[pg!289] — A proposito, Ludovico, sei stato a casa prima di venire qui?