[pg!293]
II
Rimasi lunghi giorni senza una parola di Elena, poi venne questa sua lettera breve:
«Ho promesso di scriverti, Germano, e lo faccio per una sola volta, non volendo lasciare senza risposta le lettere che mi mandi ogni giorno. Ma sarà l'ultima. Ho troppo sofferto per poterti scrivere. Del mio dolore non guarirò mai. Questa certezza deve bastarti, se veramente mi vuoi bene.
Sentirai parlare di me — io di te; ma dovremo rimaner estranei, e tu non far nulla per avvicinarmi ancora. Te lo chiedo come una preghiera ultima, e sia per te un dovere l'esaudirla. Un giorno forse — quando ti saprò felice — ti dirò ancora una cosa, quella che stava per sfuggirmi, al treno, mentre partivi. Ma tu non la domandare.
Avevi nelle mani la mia felicità e l'hai lasciata cadere; io non possedevo la tua, perchè altrimenti l'avrei custodita, invece di rinunziare a te.
So una cosa: il tuo cuore non amerà mai — il mio mai più. Fra qualche giorno cambierò casa... È tutto. Addio.
Elena»
Vi son giorni della vita in cui pare che un naufragio immenso accada intorno a noi; pare che si spenga il sole anche su le memorie più lontane, anche nell'anima, e per sempre. Viene una voglia neghittosa di chiudere gli occhi e dormire il sonno dell'oblìo, perchè tutte dispiacciono tediano e spaventano le cose che rifulgevano come fiamme all'ápice dei nostri desiderii.
[pg!294] Come una morte nella vita, queste agonie della speranza lasciano in chi le soffre un segno duraturo. Tale mi ritrovai, leggendo la lettera di Elena; e, sotto la tempesta che passava, mi sentii cadere come un uomo esausto, condannato a non levarsi più. Ero disertato, espulso, vinto; la temerità cessava, l'ascensione aveva una vertiginosa caduta.