— E v'era, — continuai, — v'era, ve lo confesso, anche un'altra ragione. Il mio denaro sfumava. Di giorno in giorno vedevo la rovina giungermi sopra a grandi passi. Oltre a ciò, la noia, la stanchezza di vivere a quel modo, il bisogno di rinnovarmi un poco... infine la promessa!
Mi era quasi appena caduta dalle labbra, che già mi pentivo di averla data. Un soffio disperse tutto, l'amore, la riconoscenza, i calcoli... e non rimase che la paura di spezzare quell'anima fragile nel confessarle che tutto era stato un'illusione, impossibile a continuarsi, necessariamente finita...
E soggiunsi:
— Fra qualche mese, al termine d'un suo lutto recente, l'avrei dovuta sposare.
Ella mi ascoltava ora con la testa un poco abbandonata all'indietro, le palpebre socchiuse, come sentendosi rapire da un pensiero dilettoso e crudele. La sua gola riversa biancheggiava, palpitando per il respiro troppo frequente, ed aveva in sè una similitudine di colomba, una similitudine di cosa immacolata.
Ed ancora narrai le terribili angosce sofferte per tenere in vita questo amore che finiva, le lotte affrontate, le finzioni, le piccole menzogne necessarie, le volte ch'ero andato per dirle: «Sai Edoarda...» — per dirle tutto, — e me n'ero tornato indietro, più vile, più lamentevolmente spossato, col mio secreto nel cuore.
Infine le domandai:
— Ora, ditemi: è più onesto sposare una donna in queste condizioni od avere il grave coraggio che può essere necessario per non morire in due?
Quella immobilità di statua fu scossa come da un brivido; vidi che una lotta veemente si dibatteva in lei; pensò a lungo, in silenzio, poi repentinamente levò la faccia. Gli occhi le splendevano di una luce oscura, nel [pg!31] mezzo della fronte aveva una piccola ruga e le vagava su la bocca un sorriso delicatamente crudele. Le sue mani si posarono aperte su le mie spalle, strinsero, strinsero forte...
— Non so! non so nulla! non so nulla! — rispose con precipitazione. Poi d'un tratto, avvinghiandomisi al collo: