— Perchè?

Un po' stanca, un po' curva, ella si passò la mano su la fronte, fra i capelli scomposti.

— Perchè?... — ripetei, stringendole un polso, uno di que' polsi fragili, che davano al contatto la sensazione di poterli spezzare. L'attirai lentamente; le nostre spalle si toccarono, e, levando i suoi grandi occhi, mansuetamente, come faceva una volta, vide nell'alterazione del mio viso i segni dello smarrimento che mi turbava.

— Sei cambiata, — le mormorai; — ma per me sei ancora la stessa... e più bella! Ti ricordi?...

Ella chiuse gli occhi e piegò il mento sul petto.

— Guàrdami... — la pregai, — guàrdami!...

Allora sollevò il viso, con le palpebre chiuse, la bocca ferma. Il sole, battendole in faccia, dorava il suo pallore.

— Sei cambiata e sei la stessa, — ripetei. — Più bella, mille volte più bella! Io non ho cessato mai di volerti bene. Ora lo sento. Eri nel mio destino, e il destino torna... deve tornare! Dimmi... dimmi!... Anche tu?

Ella scosse il capo con violenza, come per ribellarsi al bisogno di rispondere «Sì!»

— Pensa che felicità sarebbe la nostra!... — le bisbigliai.