— Che fai?

— Nulla... — E tornò d'un balzo. Le sue braccia mi avviluppavan come giunchi, eran forti e fragili, di una bianchezza straordinaria.

— Dammi la mano sinistra e non guardare, — mi disse. Le diedi la mano e guardai.

— No, chiudi gli occhi!

E mi passò nel dito un anello.

— Che fai?

— Nulla: un capriccio mio. — E mi chiuse il pugno, nascondendolo contro di sè. I suoi capelli sciolti ingombravano tutto il guanciale; aveva il ventre polito come una tonda porcellana.

— Lasciami vedere... — le dissi; e nonostante il divieto, guardai. — Ah, no, Edoarda! questo non voglio! sai bene che non voglio! — E feci per togliermi l'anello che mi aveva dato. Ma ella, sollevatasi alquanto sul gomito, mi serrò la mano e mi costrinse a piegare il dito. Era un brillante nitidissimo, che nel buio risfavillava.

[pg!376] — Insomma, no! — esclamai.

— Silenzio!... — E con un bacio mi chiuse la bocca; poi soggiunse: