— Che fa?
— Lo ignoro.
Nella camera gonfia d'estate filtrava un pallor di crepuscolo, denso di luminose ombre; le cicale a poco a poco affievolivano il loro canto; i galli rumorosi empivano di chiacchierate il cortile. Un poco d'oscurità le si raccolse nel viso affaticato; aveva i seni erti, la gola bianca, e l'amavo.
[pg!381]
IX
Tre giorni appresso, lasciata Edoarda poco dopo le cinque del pomeriggio, m'affrettai verso casa, dove sapevo che il d'Hermòs sarebbe venuto a salutarmi, dovendo egli nella serata ripartire per Milano e Parigi. Lo trovai difatti che m'aspettava su la terrazza, fumando.
— Sono in ritardo; scusa. È molto che sei qui?
— Dieci minuti appena.
— E parti proprio stasera?
— Sì, alle otto e quaranta.