— Oh, Dio... veramente non mi è comodo, ma insomma, se è per farti piacere... se proprio hai bisogno di me?

— Sì, rimani, ti prego. Ed ora, ch'io la cerchi è inutile: rincaserà. Prendiamo una vettura e corriamo al Circolo per aver notizie.

— È inteso: non parto e andiamo dove tu vuoi. Ma prima riméttiti un poco, perchè mi hai l'aria d'un uomo bastonato, e con quel viso farai molto ridere.

— Sì, hai ragione. Ma è stato un colpo sai!...

— Che colpo, ragazzo mio!... Sono cose che capitano a chi monta a cavallo. N'ho vedute io d'assai peggiori nella mia vita. Fin che toccano agli altri... pazienza! Che ci vuoi fare?

— Eh, via!... Tu scherzeresti anche dinanzi ad una bara!

— Caro Guelfo, sii giusto. Io non lo conosco nemmeno! [pg!385] Me ne duole, se vuoi, ma non posso piangerne. A me questo caso provoca invece un'ordine d'idee del tutto diverso, che mi sembra inutile spiegarti ora.

— Ma, sai, la cosa ha dell'inverosimile... Io non me ne capàcito! E dire che oggi stesso, un'ora fa...

— La vita, mio caro!... E c'è chi la prende sul serio!

— Pover'uomo!... — balbettavo a me stesso; — cade da cavallo, s'ammazza sul colpo... È una cosa orrenda! E lei? Ora certo partirà sùbito. Io dovrei parlarle, vederla, scriverle almeno; ma come fare? S'è ammazzato... non c'è più!... poveretto!... non c'è più... all'età sua!