Si fece innanzi Camillo Ainardi:
— Mah?... il destino! Montava Califourchon, quel magnifico saltatore, ma caparbio. All'ultima altezza del muro gli si rifiutò tre volte. Sai che bel cavaliere, intrepido, era il De Luca! Piuttosto che cedere avrebbe stroncato il cavallo. Califourchon, quando si rifiuta, si mette su le difese e ci vuol fegato per tenergli testa. Aveva saltato splendidamente fino allora, ed erano rimasti nella gara in tre. A forza di sproni, di braccia, lo buttò sotto l'ostacolo: il cavallo prese male il salto, inciampò contro un sasso e rotolarono giù tutti e due: lui sotto. Pare che abbia battuta la testa proprio su lo spigolo d'una pietra, ed è rimasto lì, povero Piero!... a trent'anni... è una cosa orrenda.
— Una vera fatalità! Me lo ha gridato il Capuano per istrada... Sono rimasto come un ebete; poi ho sperato che non fosse così grave, e sono corso qui.
Tacqui, perchè tutti mi osservavano con quello sguardo che pare un sorriso, con quell'attenzione fredda e scrutatrice che vi si figge addosso e vi penetra come una lama, quando c'è, fra molti amici, un secreto ambiguo che non possa dirsi per rispetto a voi solo.
— Chissà la moglie!... — fece uno, vicino a me, malignamente.
Cosa fu risposto non so: vedevo sempre, dietro le palpebre, in una visione rossa, il corpo del barone giacere a terra, esanime, sotto il suo cavallo, e mi pareva che i suoi occhi spenti si fissassero ancora ne' miei.
[pg!387] Intorno seguitavano i commenti, le discussioni, le parole d'orrore dei sopraggiunti, lo squillo d'altre telefonate; poi uno, credo il marchese della Pergola, si fece avanti e parlò della corona da ordinarsi e di quelli che sarebbero andati a Torino per portarla.
A me pareva che tutti nascostamente pensassero: «Proponiamo Guelfo!... Sarebbe il più adatto!» — e sconciamente ne ridessero.
Mi premeva intanto saper qualcosa di Edoarda, sicchè, scelto il momento opportuno, feci un segno ad Elia perchè mi seguisse, ed uscimmo.
— Debbo trovare un modo per sapere qualcosa di lei, — gli dissi quando fummo in istrada. — Andiamo verso il palazzo; non è lontano.