— Io?... Se non conosco nessuno?

— Che importa? Lascia il tuo nome, un biglietto da visita, o nulla, se preferisci. Ma fingi di non saper bene la cosa e domanda notizie in portineria, od in anticamera; informati se la signora è stata avvertita interamente o solo in parte; se poi vedessi il Capuano, cerca di parlare con lui.

[pg!388] Egli pensò un momento, poi disse:

— Va bene, ora vado. E tu?

— Io passeggio qui e t'aspetto. Prendi una vettura per far più presto. — Gli diedi l'indirizzo ed egli andò.

Il turbine della mia mente a poco a poco si calmava; la mia vita, in quel momento, per quel caso fortuito, si volgeva necessariamente verso un altro destino. Quale? Non me lo chiedevo, non osavo chiederlo a me stesso. E di quando in quando mi appariva la faccia pallida, supina su le zolle arrossate, per fissarmi con i suoi occhi pieni di morte.

Era già quell'ora di requie nella vita febbrile delle grandi città, quando i bottegai chiudono i negozi, e per le vie spopolate passano carrozze vuote, giornalai ciarlieri, sartine che si lasciano inseguire da corteggiatori insolenti, pedine che scodinzolano via, rosse di fresco belletto, in cerca d'una cena. Fluttuava in alto una chiarità serena, che orlava le lustre grondaie, riverberava su le finestre delle case, traeva dai selciati balenanti una specie di aurora crepuscolare. In quella luce ambigua, in quell'aria tepida, ventilata da qualche alito intermittente, come soffi di primavera nell'estate, sotto il cielo ancor rosso e tra la pallidezza dei lampioni, tutte le forme, tutti gli avvenimenti mi si vestirono d'irrealità.

Poi, man mano, si fece buio; la vita serale ricominciò, gaia e rumorosa; ricominciò la baraonda che mesce, travolge, disperde, confonde in un solo turbine il frastuono della eterna spensieratezza umana, dell'eterno passare, benchè ognuno singolarmente si affatichi a credersi qualcosa e dia soverchio peso alle sue piccole tragedie da burattini.

Si vive, si muore; si va in basso, in alto; si vince, si perde; si ama, non si ama più... Ebbene, tutto ciò che importa? Grotteschi ed effimeri passiamo: con noi mille altri passano; dopo noi vengon altri mille, a perpetuare la nostra mediocrità... E la folla irridente, insolente, ci ascolta un momento curiosa, poi si volge altrove, piena di rumore, trascinando con lievità e con fatica il peso delle sue mille catene.

[pg!389] Mi pareva d'esser caduto in mezzo ad un mondo d'automi, ove tutto fosse imprecisione, fugacità, fantasma, sogno. Camminavo in su, in giù per il popoloso marciapiede, sostando di tratto in tratto.