Ricordo che un vecchio lacero s'era fermato contro il muro ad accendere la pipa, e le sue mani si movevano lente, quasichè sollevassero invisibili pesi. Accese tre zolfanelli e tre volte l'aria li spense. Alla luce della fiammella il suo volto rugoso e barbuto s'illuminava d'un giallor di cartapecora, la pipa carica gli tremava tra i denti. Passò un monello e prese a schernirlo; il vecchio borbottava, minacciandolo con la mazza.

Più in là due bimbe mangiavano una mela, mordendone a volta a volta un boccone ciascuna, e quand'ebbero solo il tòrsolo, se lo presero fra i denti, ambedue, con le bocche vicine, mettendosi così a girare come trottole intorno ad un perno.

Tutto questo io rammento con singolar precisione, quasi fosser memorie intimamente confuse nell'angoscia di quella sera.

Finalmente il d'Hermòs arrivò. Tutto scomparve, la realtà riprese il sopravvento.

— Ebbene, — domandai ansioso, mentr'egli pagava il vetturino, — hai saputo nulla?

— Sì, ma non è stato così facile. Nessuno poteva comprendere il mio italiano; poi c'era una tale confusione in quella casa!... La portineria e l'anticamera sono assediate; finalmente trovai un maggiordomo dal quale mi son potuto far intendere. Dunque: la signora sarebbe stata informata esattamente della cosa dal Capuano, e parte alle otto e quaranta, come si prevedeva.

— Grazie. Non hai potuto sapere altro?

— Null'altro. C'era troppa gente; le persone di casa parevano impazzite.

— Ed il Capuano?

— L'ho veduto passare in anticamera un momento; correva, tutto stravolto in viso. L'ho chiamato, ma non rispose; [pg!390] non rispondeva a nessuno. Ho inteso che andava a preparar la borsa perchè accompagna la signora.