Pensavo così, e per rimanergli fedele ho lottato... sì, con tutte le mie forze ho lottato! Ma, che vuoi?... mi avevi conosciuta fanciulla, sapevi com'ero, mi avevi tanto fatto soffrire... per te dev'essere stato facile riprendermi, facile, quanto era per me impossibile il non abbandonarmi. Anzi, più lottavo, e più, con uno sguardo solo, annullavi tutta la mia volontà. Ti vedevo tornare come una volta e mi pareva che in ogni cosa, nel mio respiro medesimo, ci fosse una forza irresistibile che mi trascinasse verso di te. Io son nata per volerti bene, per essere tua; tutto il rimanente non fa che passare accanto alla mia anima.
E, vuoi che ti dica la verità? Sposandomi, oltre a quel proposito, avevo anche un desiderio diverso: volevo rinnovarmi, vivere io pure una vita rumorosa, rendermi vietata, invidiata... ma solo per piacere a te. Credevo che la mia forza bastasse per godere questa intima vendetta senza lasciarmi vincere da lei.
Perdonami dunque se ora cerco in te un rifugio contro il mio rimorso.
Ora egli è scomparso. Poich'era migliore di quanto supponessi, rimane in fondo al mio cuore la memoria quasi d'un amico, ed il pensare a lui mi fa profondamente male. Ma, quando me lo dissero, sùbito, come in un baleno, senza potermelo impedire, il mio pensiero corse a te; fu quasi uno sprazzo di luce nel buio che dentro mi stringeva — una visione ch'ebbi vergogna di aver guardata...
La pietà mi vinse poi, e divenne affannosa quando lo vidi morto, su la bara, con la testa fasciata e sfigurata, [pg!396] le mani chiuse, la bocca torta in uno spasimo di dolore Oh, come ho pianto! E lo devi comprendere, perchè, davanti a lui, mi sentivo infinitamente colpevole. Mi pareva ch'egli avesse tutto sofferto per lasciarmi sgombra la via della felicità.
Ora che ti scrivo è notte; non posso dormire; ho quasi paura; tuttavia mi piace la notte perchè nessuno intorno a me cerca di scrutarmi l'anima. Vorrei che l'alba non venisse mai. Lontano, laggiù, nei giorni che non oso guardare, c'è tanto sole, tanto sole!... e cerco di aver più paura, in questo silenzio, nel cuore della notte, perchè i miei occhi non debban sorridere guardando il sole che laggiù brilla... Senti... e poi no! mi devi comprendere senza che io lo dica. Noi dobbiamo avere un'anima sola; e così, tutto quello ch'io sento, ch'io penso, quand'anche fosse una colpa, resta come suggellato in me.
Sai? quell'idea mi ha perseguitato fin dal primo istante, per tutto il viaggio, fin là... E più la cacciavo, più mi afferrava la mente, come se, in mezzo alla tortura, mi sentissi crescere nel sangue un'ondata infrenabile di gioia...
Volevo tacere, vorrei anche lacerare questa lettera, ne tremo come di un delitto... ma ho tanto sofferto anch'io, che mi sembra quasi di poter essere perdonata.
Fra qualche giorno partirò da Roma; andrò per intanto nella mia villa, e forse, dopo, in un solitario villaggio di montagna. Mi dirai dove... Addio.»
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