Edoarda era sempre nella medesima positura, con la fronte china, la borsetta che le pendeva dal polso, le mani congiunte, immobile. Alcune persone, ferme, l'osservavano bisbigliando.

Quando il Capuano ebbe terminata la sua faccenda, si volse a me rapidamente:

— Cosa ne dici dunque? Nulla, è vero? Sono i casi della vita. Bah!... fammi un piacere: va tu dall'amministratore dei De Luca — sai, l'Agostini — e digli che provveda per le partecipazioni sui giornali. Combina tu stesso l'annunzio, ti prego. Me ne è mancato il tempo. Credo che torneremo sùbito, portando il morto con noi. A rivederci.

E corse vicino a Edoarda, la prese dolcemente sotto braccio, come un padre, parlandole piano. Io rimasi finchè il treno fischiò, e non ebbi l'ardire di seguirli dentro la stazione.

Ma dovunque mi volgessi, m'appariva la faccia pallida, supina su le zolle arrossate, che nell'ánsito estremo cercava di fissarmi con i suoi occhi pieni di morte.

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X

Questa è la lettera che m'inviò Edoarda, tre giorni dopo il suo ritorno, quando già il corpo dell'infelice barone giaceva sotto la terra e su la fossa recente si andavano sfogliando le corone appassite:

«È forse orrendo quello ch'io faccio — amore mio, — ma sei la sola persona che me lo possa perdonare, la sola che possa guardarmi nell'anima senza provarne un senso di paura. Metterò questa lettera in buca nell'andare domattina, come ogni giorno, al cimitero... Vedi: è atroce. Ma come fare altrimenti? Mi disprezzerai anche tu, Germano? Io, dentro di me, ne son tutta rabbrividita. Non pensiamo, non pensiamo a quello che è stato! Vi son coincidenze che atterriscono... Mi ripeto senza requie: «Dov'ero, dov'ero mentr'egli moriva?...» E se credessi molto in Dio ne dovrei temere una grande vendetta. Cerco invano di persuadermi ad un cinismo che non sento, e mi dico: «Egli forse mi ha sposata solamente per il mio denaro; forse non mi amava, nè in fondo gli dovevo alcuna gratitudine...» Eppure, che vuoi?... queste incerte parole non bastano; la coscienza, ribelle a tutte le vane parole, mi si lacera dentro. Poi, non scompare così tragicamente un uomo, del quale si è pur stata la moglie, senza che se ne provi un'angoscia viva, come se lo si avesse veramente amato. Una voce interiore mi assilla di continui rimproveri, e mi dice: «Anche tu l'hai sposato per opportunità, perch'egli almeno ti rendesse una vita fittizia, quando l'altra, la vera, te l'avevano spezzata.» E infatti è stato buono con me. Senza darsi la pena di troppe indagini, forse per un naturale istinto, aveva indovinato [pg!395] il mio cuore, aveva compreso che anima ero, cosa potevo dargli ancora di me stessa, e per indifferenza o per bontà se n'era contentato, studiandosi di rendermi la vita serena e dolce. Quindi a lui, come uomo, non debbo che riconoscenza.

Per questo avrei voluto serbare intatto il suo nome, vivergli vicino tranquilla, chiusa ne' miei sogni, senz'amore ma senza inganno. Ti giuro che, sposandolo, il mio proponimento era ben questo; e di te pensavo: «Nemmeno se tornasse a ginocchi... mai! mai!...»