—Canta, canta! Ma io posso dirti che una scriteriata della tua specie non riuscirà mai a far carriera!
Bluette lasciò cadere indietro il grande mazzo deʼ suoi capelli, che le discesero fino alla piegatura delle ginocchia, ed incominciò a togliere dal pettine quelli che sʼera strappati.
Allora venne Linette con il vassoio del caffelatte, recando insieme le tepide brioches. Bluette ne rubò una, prima che Linette avesse apparecchiato, e con la bocca piena rideva, guardando sua madre.
—Veʼ, che bella ciera!—disse la bionda Caterina.—I sottocchi ti arrivano in bocca e sei lì che mi sembri di ritorno da una messa nera! Voglio vederti allʼetà mia, bambina, se vai avanti di questo passo!
—Mi trovi brutta, mammina? Sai cosʼho fatto? Niente... Sono stata, brava brava, in una strada che tu non conosci, in una casa che tu non conosci, con un uomo che tu non conosci... Ma che squisite brioches! Próvale anche tu, mammina.
Ella ubbidì. Si mise docilmente a sedere davanti alla sua bella figlia, che divorava le brioches tepide spalmandole di burro. Frattanto Linette, con le sue mani agili, raccoglieva dietro la spalliera della poltrona tutto quel disordine di capelli biondi e leggermente li pettinava.
—Tieni, mammina!—Le dette una mezza brioche, lucida, ben preparata.—Non è vero che son buone?
—Bella novità! Le brioches sono brioches, il burro è burro, e tu sei una stupida! Cosa cʼè di straordinario nel mangiare quello che mangiamo tutte le mattine?
—Eh! dis donc, Linette, fais plus doucement! Ce nʼest pas une raison, parce que jʼai beaucoup de cheveux, pour mʼen arracher des touffes!
—Cʼest quʼils sont très embrouillés, Madame!