—Te lʼho detto mille volte, Bluette: sii meno civetta e fa la treccia se anche non vai a letto sola. Perchè vi sono certi uomini i quali non sanno muoversi senza mettere i gomiti sui nostri capelli.

—Però tu li hai conservati, mammina.

—Io non ho mai fatto le sciocchezze che fai tu. Perdere un Ministro per stare qualche ora di più con un amante... è ridicolo!

—Diʼ, mammina!... fammi una confidenza, ma proprio una confidenza sincera... Qualʼè lʼuomo del quale sei stata veramente innamorata? quello che ti ha presa, anima e corpo, non appena lʼhai veduto?

—Io? Ma che sciocca! Ne ho avuti molti.

—No: uno, il più forte... quello che, se ci pensi, tremi ancora.

La biondissima Caterina sospirò, chiuse gli occhi per raccapezzarsi, poi divenne seria.

—È stato, se vuoi che te lo dica, quel poco di buono al quale ho permesso di diventare tuo padre. Gli volevo tanto bene, che quando sono rimasta incinta di lui non ho avuto nemmeno il coraggio di dirglielo, per non dargli una seccatura, e nemmeno quello di andare da mia sorella, che fa, se ti ricordi, la levatrice.

—Ah, sì?...—fece Bluette, guardandola con gli occhi divenuti grandi.

—Sì, precisamente. Ma cosa tʼimporta ora di saperlo?