Ed ella visse in quellʼappartamento, per lunghi giorni, da mattino a sera; cercò, frugò, mise ogni mobile sossopra, nella speranza di trovare un indizio che potesse ricondurla fino a lui.
Nulla. Tutto quanto vʼera, non faceva che accrescere lʼombra. Solo di un fatto si accorse: chʼegli era estremamente povero, poichè aveva tutto venduto.
Allora pensò con desolazione alla propria ricchezza, che gli avrebbe offerta come si offre, a chiunque lo domandi, un bicchiere dʼacqua pura; la sua ricchezza vuota e pesante, che ormai non servirebbe a nessuno.
Capì che forse la miseria, forse la vergogna dʼuna fierissima povertà, lo aveva costretto a riprendere il cammino dellʼesilio.
Chissà? Forse non era nemmeno questa la ragione. Nel vasto mondo egli era un disperso, un camminante, uno di quegli uomini senza storia dei quali non è possibile incatenare la fuggente vita.
Ma un soffocante pensiero la strinse. Ritrovarlo!... dirgli:—«Prendi! questo oro è tuo; questa ricchezza che mi pesa è tua». Perchè mai non ho saputo indovinare la tua povertà io stessa? Perchè non me lʼhai confessato, Laire? Hai avuto forse paura di piegare quella tua fronte così alta? Ebbene, dovevi dirmi:—«Sii povera tu pure. Lascia ogni cosa, vieni con me; lavoreremo.»
Una soffocante gioia dʼun attimo... e più tardi pensò:—«Bisogna, bisogna chʼio lo ritrovi!»
Era Mimi Bluette, aveva la bellezza e la ricchezza, la libertà ed il fascino: questa sua leggiadra potenza doveva pur bastarle per ritrovare un uomo.