—Laquelle?

—Je me suis dit: «Voilà un créancier de Monsieur Castillo.» Car il marchait comme les gens qui viennent pour réclamer de lʼargent.

E Linette era seduta su lʼorlo dʼuna seggiola, tutta bianca, tenendosi con una mano lʼaltra mano, che non sapeva dove stare.

Così passarono tre giorni. La barbara Città Splendente le aveva rubato il suo amore. Quel dono che le fece in una sera di musica, le ritoglieva in un giorno di sole. Per vendicarsi dʼaverla resa bella ed innamorata, ora, dʼun tratto—senza nemmeno dirle: «Preparati!» le uccideva nel cuore la felicità. Mandava un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi, sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.

Ella si accorse che Parigi la Grande cantava brillava roteava intorno al suo fermo spavento come il carrosello di una terribile fiera.

Si chiamava Mimi Bluette, ed era più disperata che le ragazze vagabonde, le camminatrici delle vie notturne, quando lʼospizio le rifiuta e dormono sotto i ponti.

Si chiamava Mimi Bluette, e non aveva più nellʼanima neanche un fiore.

Fece tutto quello che potè per ricercare lo scomparso, ma inutilmente. La distanza era implacabile; dal lontano silenzio non veniva neanche una parola.