—Monsieur le Ministre! Il y a M.me Mimi Bluette, revenue comme par miracle, qui vous prie de la recevoir tout de suite, pour affaire urgente.—Poi soggiunse con una voce da filodrammatico:—On voit à ses yeux quʼelle doit avoir pleuré...
Sua Eccellenza diventò bianco, rosso, purpureo; si dimenò, guardò in faccia il Delegato, il segretario, e per ultimo, non sapendo che dire, si carezzò la rotonda calvizie.
Per fortuna il Delegato era un uomo di spirito, e visto lʼimbarazzo nel quale si trovava il Ministro, cercò di abbreviarglielo per quanto stava in suo potere.
Cinque minuti dopo il nervoso campanello di Sua Eccellenza invitava M.r Pétimel ad introdurre nel suo gabinetto lʼimpaziente supplicatrice.
Sua Eccellenza lʼattendeva in piedi, contro la scrivania, ritto e fermo, con una certa magnanimità. Era turbato, si mordicchiava un labbro con lʼorlo dei denti.
—Fermez la porte, M.r Pétimel. Je nʼy suis pour personne. Allez.
Mimi Bluette gli venne incontro con le due mani tese, chʼegli non toccò.
—Asseyez–vous, Madame,—disse il Ministro, con un gesto à la Marquis de Priola.
—Ne mʼen veuillez pas, je vous en prie...—intercesse Bluette.—Je suis désormais si malheureuse, si malheureuse...
Egli la guardò senza dir nulla, mentre Bluette sedeva nella poltrona con una specie di abbandonata e stanca umiltà.