Fosse in grazia della sua natura premurosa, fosse per la profonda simpatia che glʼispiravano le trasparenze di Linette, quel meccanico non volle abbandonare le due viaggiatrici su la soglia dellʼalbergo; ma quando ebbe sciolto il complicato, se pur succinto, bagaglio della Parigina, volle aiutare i facchini dellʼalbergo nel portarlo al pian di sopra e slacciarne le fodere impolverate. Le due camere non mancavano di un certo «comfort» coloniale; con le zanzariere di bucato e coʼ lor vecchi mobili di noce, rammentavano la buona locanda francese di mezzo secolo fa.
Questo arrivo produsse un notevole movimento nel quieto albergo «dʼOrient et Continental». Il portiere, tedesco naturalmente, perciò refrattario ad ogni sfumatura, immaginò senzʼaltro che si trattasse di una sontuosa e ricchissima «cocotte». Il Direttore, francese della riva di Provenza, un poʼ tinto di sangue levantino, andò subito col pensiero verso qualche scapestrato ufficiale della caserma di Cavalleria. Il maggiordomo, che aveva una certa grande aria da Casino di Deauville, non tardò molto a presentarsi con urbanità su la soglia della camera, per ricevere il nome della viaggiatrice nel bollettino dei forestieri. Ella si sciolse il velo, si tolse i guanti, e scrisse in fretta con la matita:
—Mimi Bluette—Paris.
Questi lesse, poi rilesse, guardò lungamente la bellissima Parigina, ed in ultimo non seppe frenare la sua naturale stupefazione.
—Pardon, Madame... Est–ce bien Mimi Bluette quʼil faut lire?
—Sans doute. Et pourquoi?
—Mais alors... seriez vous par hasard la vraie, la célèbre M.me Mimi Bluette?
—Je ne sais pas si je suis la célèbre, mais en tout cas je suis bien la seule Mimi Bluette que je connaisse. Faites–moi du thè frappé, si cʼest possible; et, puisque le chauffeur doit avoir soif, donnez–lui de la bière, sʼil en veut.
—Merci, Madame, jʼen boirai volontiers,—rispose il meccanico, tutto intento a disporre le valige sui vari sgabelli.
—Connaissez–vous la ville?—gli domandò allora Bluette, che stava riannodando il suo lungo velo.