La carovaniera diveniva incerta come un fiumiciattolo che man mano si andasse disperdendo; qua e là cominciavano a saltare leggeri nugoli di sabbia; dallʼoriente avanzavan dune cosparse di magnifici colori.

Ella pativa il male della strada, quella ubbriachezza dellʼanima e dei sensi che nemmeno lʼoceano dà. Le pareva di sentirsi chiudere nellʼinfinito più strettamente che in unʼangusta prigione. Sola, tra quegli uomini selvaggi, non provava nemmeno il senso della paura. Si era data in braccio alla strada, come la vergine ubbriaca se ne va col primo venuto. Non gli domanda nemmeno:

«Dove mi porterai?..» Pensa che le farà male, stupendamente male; questo è ciò che le importa.

Così per lei, che voleva solamente camminare.

Con lʼanima sua dʼinnamorata, una sera, nella Parigi Babelica, si era detta senza un tremito:—Camminerò.

Aveva sempre il suo mazzo di fiordalisi nella cintura fragile di ballerina, profumati con un profumo di Coty.

Ma era quasi un miracolo: aveva saputo comprendere lʼamore di Maria Maddalena.

Che lunga, lunga strada...

Si ricordò la prima sera, quando Max la condusse per le vie di Parigi, e come in sogno rivide splendere neʼ suoi lontani occhi di Transalpina le girandole di fuoco:—«Maxima Maximum—la Revue de lʼAlhambra—Rouli Rouli... Crémieux... Luna Park... habille bien...—Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»

Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia...