I cammelli dʼavanguardia già dondolavano su la carovaniera, sorpassando gli ultimi tugurii di Béchar.
Il Residente aveva concesso dieci uomini di scorta; il Caïd arabo ne aveva provveduti altri sei. La carovana portava con sè provvigioni, otri e bagagli numerosi, pieni di tutto ciò che il prudente Sidi Abel aveva creduto necessario di vendere alla bella Parigina.
Tutto il villaggio era venuto a salutare la partenza di Mimi Bluette. Gli ufficiali avevano adornato di fiori e di frasche il suo larghissimo basto a portantina, ove la sollevarono a braccia e lungamente lʼ acclamarono quando il suo cammello si levò. La stessa cosa fecero i sergenti per dare animo alla impaurita Linette.
E mentre la carovana si avviava, lunga, lenta, per i tortuosi vicoli del villaggio di Béchar, un trombettiere galante diede fiato alla sua rauca tromba e fece risuonare nel cielo dʼAffrica le cadenze dellʼantico My Blu.
Francia, Francia, divina e forte, che hai regalato al mondo le più belle canzoni!...
Ed ora la carovana si distendeva, lunga, oscillante, su la via di Taghit. Dietro la barriera dellʼAlpe Atlantica scendeva negli abissi un altro giorno di sole.
—«Toi, belle et courageuse, lalla!—diceva il capitano di lunga strada.—Toi commander, moi serviteur, lalla! Toi jamais parler avec hommes caravane; moi seul parler avec courbasc! Quand faim, quand soif, quand fatigue, quand sommeil, toi dire Jossuf–el–Foukani. Jossuf–el–Foukani veut tout bien pour lalla.»
E i grandi cammelli andavano su la carovaniera lenta. con il loro dondolìo di animali fatti per la distanza e per il sole. Guardando con occhi umani la pesta che non finiva mai, addormentavano con la loro pazienza il ritmo della eterna camminata, simili a grandi velieri, per la scintillante solitudine di un mare quieto. Seguendo gli ordini di Jossuf–el–Foukani, la scorta si divise; otto cavalieri si allontanarono di galoppo su la pesta battuta e guidarono la marcia, tenendosi a circa un miglio dal primo cammelliere; gli altri seguivano la carovana. Jossuf–el–Foukani era montato sopra un méhari velocissimo, di pelo quasi falbo, con la testa bizzosa, caprigna, adunca, ed il collo simile ad un lungo timone. Quando Jossuf voleva rimontar la carovana, emetteva un suono gutturale per avvertire il suo méhari, e questi, con uno strillo dispettoso, prendeva la rincorsa dʼinfilata, piegandosi tutto in avanti, allungando lʼesile collo, sicchè dava lʼimpressione bizzarra di un animale che corresse dietro al proprio muso.
A poco a poco la terra diveniva uno sconfinato braciere: ogni traccia dʼabitazione, ogni vestigio dʼalbero spariva. Tutto, sino allo zenit, era una immensa fiumana di sole. Il vento infuocato nulla trovava da scuotere; si camminava in un mondo senza ombre; un silenzio peggiore che la morte splendeva su quella vampa infinita.