Quandʼera più tramortita, le avvolgeva la fronte con un fazzoletto umido; quando il vento assaliva con troppa veemenza le tende lacere del suo baldacchino, egli prendeva la via del vento, e conosceva lʼaria come se guidasse un veliero.
Tre giorni e tre notti andarono fra i turbini della bufera; poi una infinita calma si adagiò su quel mondo infinito.
Qualche duna, più agile, ancora volava in lontananza sul brulichìo della pianura morta; ma lʼoceano di sabbia e di sole andava ricuperando a perdita dʼocchio la sua luccicante immobilità.
E finalmente ritrovarono la carovaniera; incerta, spesso cancellata, che andava grado a grado piegando verso il Gharb, verso lʼaspra e collinosa terra dʼoccidente. Già, lontanissime, riapparivano le guglie azzurre della montagna dʼAtlante. Là dietro, i nomadi predoni della Chaouia tendevano agguati e massacravano le colonne francesi, come rifiutavano lʼimposta e lʼobbedienza militare agli esautorati funzionari del sultano di Fez.
El Foukani mandò avanti la scorta e diede ordine di far fuoco sul primo baraccano che fosse veduto strisciare od appiattarsi fra le dune. I leggeri cavalli berberi, assetati e miserabili, ormai galoppavano senza velocità. La carovana sprofondava e risaliva per le ondate ferme del terreno, con un barcollare sfinito, come se le ginocchia degli animali non reggessero più. I muli erano piagati sotto la greve soma; chiazze nere di migliaia dʼinsetti li coprivano come croste brulicanti. Più magri, più alti, più lugubri, solamente i cammelli andavano sempre, con un passo di bestie perpetue, che possano morire camminando. Lʼuragano infuocato aveva di quasi due giorni prolungata la marcia; lʼacqua negli otri stava per venir meno. Il dromedario che portava gli ultimi sorsi fu messo nel centro della carovana, sotto gli occhi di El–Foukani, che non avrebbe certo esitato a spegnere con le sue pistole brillanti la sete pazza dei minacciosi cammellieri.
E finalmente, un mattino, su lʼestrema via del sud, egli vide nascere un confuso tenue disegno azzurro, come un fiocco di nebbia che rasentasse la terra, come una rupe dʼaria nello sconfinato sole. Guardò, guardò prima di parlare; poi disse alla donna che mai non abbandonava:
«Toi regarder petit couleur ciel droit dans le Guébli; toi voir Beni–Abbès, lalla! Beaucoup marcher, bessèfe marcher, lalla; puis arriver Beni–Abbès, où toi désir, lalla...»
E giunsero dopo quindici ore nellʼoasi lontana, dove il suo grande amore lʼaveva portata.