Non vʼerano che pochi uomini ed un ufficiale infermo; gli altri erano andati a combattere verso il turbolento Gharb.
Lʼoasi di Taghit era vasta, fertile, felice. In quella orrenda graticola di sabbia che per intorno lʼaccerchiava, i suoi palmeti onusti sotto il peso dei datteri maturi, le sue gonfie boscaglie di giuggioli selvatici, lʼerba soffice che nei pressi delle fontane sbocciava tutta cosparsa di gocciole, davano allʼesausta fatica dei nomadi camminatori un senso di beata ombra e di paradisiaca primavera.
La carovana vi riposò fino al crepuscolo del giorno appresso, poi lentamente riprese la via.
Si entrava ora in un paesaggio di dune instabili, si camminava con estrema lentezza nella bufera di sole. Verso lʼoccidente, verso il terribile Gharb, lʼondata estrema del Sahara sʼimpaludava su le propaggini dellʼaltipiano, seppelliva, soffocava nella sua morta marea le radici ultime del macigno dʼAtlante. Ma dallʼaltro lato, verso il Guébli ed il Chergui, sollevando burrasche di luce sotto il curvo emisfero, si vedeva il deserto nomade avventare le sue procelle di sabbia contro la diga cerulea dellʼantipodo scintillante. Nessuna distanza poteva uguagliare, per lʼocchio dellʼuomo, quella sua formidabile vastità. Su le criniere delle dune tumultuose qua e là si accendevano i prismi dellʼarcobaleno. Il vento rosso infuriava nella grande solitudine; la terra mandava ondate; il deserto camminava.
Lente, pavide, quasi respinte, le bestie avanzavano con fatica su la carovaniera sparente. Sembrava di andare lungo lʼorlo dʼuna marea, curvi sotto il pericolo del flutto che sta per sopraggiungere. Da presso e da lontano, come rovesci di pioggia in un prato, la sabbia vorticando saltava; un tenebrone rosso veniva contro il cielo di tramontana, infiltrandosi negli occhi e nel respiro, simile quasi ad una fuliggine di sole.
Si vedevan, nellʼestrema lontananza, in un chiarore obliquo di cataclisma, le dune perdute andarsene alla deriva.
Ecco, era la via per il deserto, la via del Guébli calamitoso, la via della terra che non beve mai. Gli animali, assaliti e paurosi, prendevano terribilmente la forma del loro scheletro; gli uomini, allucinati, non parlavano più. Si lasciavano portare, non dalla pesta cancellata, non dalla propria volontà uccisa, ma da una specie dʼistinto ulteriore: quello di cercare una strada ove non cʼè più strada.
Camminarono per qualche giorno su lʼorlo di quel prodigioso inferno. Il capo–carovana era il solo che non dormisse mai. Gli bastava quel suo mantello bianco perchè la bufera di sabbia non gli facesse alcun male.
Aveva il deserto nellʼanima ed era nato per la via del sud.
Egli si mise a fianco di Bluette, prese la briglia del suo cammello, e di giorno e di notte mai non lʼabbandonava.