Un giorno la barbara Città splendente camminò sovra il suo piccolo cuore. Vasta e forte, con il suo peso tremendo, camminò sopra il suo piccolo cuore. Parigi la Grande brillava e girava intorno al suo fermo spavento come il carrossello di una terribile fiera. Mandava un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi; sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.

Allora partì.

Prese la via del mare, del mare nomade che oscilla fra le bionde rive cariche di violenti giardini.

Per niente.

Sola camminò per lʼAffrica vertiginosa, nei delirii della terra interna, verso i fermi uragani di sole. Camminò. Le fontane degli erranti abbeveravano la sua torbida sete. Le sue bianche mani si abbronzarono e lʼanima sua divenne colore dellʼesilio. Camminò. E pose il piede nella desertica terra ubbriacante, ove, nella dannazione del sole, nessuna eco più giunge del perduto mondo.

Le dissero chʼegli era più lontano; e più lontano lʼamore la portò.

Per niente.

Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande Repubblica, i soldati senza patria, la carne da macello e da conquista, gli esclusi per sempre dalle famiglie del mondo, che solo ridon nei giorni di massacro, quando li ubbriaca lʼodore della polvere da schioppo, le baionette brillano, e spiegata batte nel vento la bandiera dellʼergastolo camminante.

Li guardò negli occhi, li guardò nello spirito, concavo e spento come unʼorbita senza pupilla: e nella rossa vampa ove si agita la potenza del delirio affricano le parve di essere divenuta una loro innamorata sorella. Poichè nellʼanima portava ella pure il colore dellʼesilio, il sogno dellʼultima stella che si accende su la strada più lontana.

Quanto sole!... quanti roghi accesi nello spazio... e dappertutto, a perdita dʼocchio, nel cerchio del mondo visibile, che infinito scintillìo!...