Per niente.
Come le strade, come il deserto e lʼoceano, come la vita e la morte, così lʼanima sua, lʼamore dellʼanima sua, portava unʼazzurra fedeltà nei turbini della distanza infinita.
Per niente.
Nelle oasi profumate si addormentò con la fronte posata sovra il braccio bianco. Le donne del Guébli, scure, con occhi a mandorla, già crespe di vello sudanese, logore di selvaggia maternità, venivano a guardare in silenzio la bella cristiana.
Era la ballerina di Parigi, quella che aveva prostituito il suo corpo divino sotto gli archi elettrici delle ribalte maravigliose nella musica dellʼaffascinante My Blu; era un gioiello da principe, lʼetèra per un vizio da re, lʼopera dʼarte umana che Parigi aveva messo allʼincanto; era la rosa delle rose nei giardini dei Campi Elisei...
Ed ora la portavan le bufere di sole per la via senza ombra del terribile Gharb.
Si fermava presso le tende bianche dei nomadi accampamenti, la sera, quando il remoto Sahara trema di una elettrica oscurità ed un orribile splene contorce le anime di questa gente che non conosce il suo cimitero.
Li aveva qualche volta veduti partire in colonne agili e serrate, dietro i méhari che portavano le belle mitragliatrici; qualche volta rientrare in silenzio, a fronte china, come un gregge decimato nei tradimenti della Chaouïa.
Li aveva qualche volta veduti nei giorni di «cafard», nellʼiracondia e nellʼangoscia dellʼorribile splene, chiudersi con una tremenda gelosia, con una cieca rabbia, sul proprio essere anteriore; starsene in disparte, muti, avversi, obliqui, come bestie contagiate, quasichè li assalisse una torbida memoria di quel mondo che avevano sepolto nel lor cuore dʼuomini, o li stringesse fino alla gola, chissà mai per quale urto, chissà mai per quale ombra, un subitaneo furore dellʼanima non ancora sopita.
Era la ballerina di Parigi, quella che aveva regalato alla Città Babelica il suo lieve cuore di danzatrice, la sua pura e scintillante nudità... Ma ora chiudeva nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena, ed aveva traversato il deserto per recare allʼamante che amava, nel trasparente cálice del suo palmo, un sorso fresco dʼacqua di fontana.