E allora tornò.

Tornò, con lʼanima sua dʼinnamorata, verso Parigi la Babelica, verso il mercato glorioso che vendeva, nella sua fiera di tutte le umane gioie, la bellezza ed il piacere.

Tornò, silenziosa, con la fronte chinata, gli occhi accesi di quella immobile vampa che bruciava nel remoto Gharb. Era divenuta ella pure lontana, come i tetri volontari dellʼergastolo camminante. Aveva lasciato cadere ad uno ad uno, su le carovaniere del Guébli, come foglie della propria vita, i fiordalisi di Mimi Bluette. Ora il senso dellʼesilio era entrato in lei, come nellʼanima di quei soldati nomadi che solo avranno per tomba lʼemigrante bufera. E tornava per nasconder nel frastuono della Parigi Babelica la sua tacente anima di Maddalena.

Vi giunse una fredda sera del mese di Novembre, quando il firmamento dʼelettricità, che per lʼalta nuvola propagano i lumi delle strade, con tremito si andava incurvando su la metropoli rannuvolata. Ella guardava con occhi stupiti, aperti, fermi, quella molteplice vita, mentre nellʼanima deserta le infuriava un lontanissimo rumore di sole.

Questa era la Città, questi erano gli Uomini, questa era la Vita...

Povera piccola bionda Mimi Bluette!...

Non afferrava più lʼesatto senso nè più sapeva ben distinguere gli esatti contorni delle cose; nel suo profondo essere femminile si era disseccata, sotto la fiamma del deserto, quella fertilità limpida e giovine che ogni creatura porta in sè come una fontana.