Ora capiva quel che significa non avere più strada, essere giunti a quellʼora di sconfinata e spaventosa libertà, oltre la quale finiscono anche le distanze. «Gli altri», quei mille che si chiamano «gli altri», avevano per lei smarrito il senso di creature umane. Passavano; erano cose poco più importanti che i paracarri di sasso, le colonne di bronzo, le ruote lente, stupide, che ripetono fino a consumazione il loro inutile perpetuo giro... «Gli altri» erano gli automi freddi e meccanici che attraversano la vita. La vita: questo rumore, questo colore—questo nulla.
E poi?
Le città? i parchi? le strade? le famiglie?... Tutta quellʼopera che indefessi compivano? tutto quellʼurto che insieme producevano, il giorno e la notte, ora per ora... Ma no! Ma no!... era pazzamente inutile... Inutile. Cʼera un immenso deserto, che «gli altri» non vedevano.
E, poi?
Essere bella? avere un nome gentile? potersi coprire fino alle ginocchia deʼ propri capelli biondi?... Avere la carne profumata, dolce, chiara, trasparente, come il più bel fiore coltivato nel miracolo dʼun giardino; essere stata la gioia, essere ancora la gioia... la ballerina di Parigi... Mimi Bluette... Ma no! Ma no!... Cʼera un inganno!... Tutto questo non doveva essere mai avvenuto... La storia della sua vita, il colore di sè stessa era un circolo grande, remoto, interminabile, di sole...
E poi?
Cosa potevano darle ancora quelle finestre buie, che si aprivano verso lʼinterna ombra nelle case degli uomini? Quelle finestre che nei mattini di primavera si empivano di serenità e di sole; quelle grandi finestre opache, morte, come gli occhi di una creatura che non respira più... Cosa potevano darle ancora le strade magnifiche della Capitale, i grandi negozi luccicanti, le canzoni delle orchestre chiuse nei teatri saturi di nevrastenia?... Quanto rumore per nulla!... quanto rumore per nulla, o Parigi la Babelica!...
E poi?
Non cʼera più. Qualcosa non cʼera più. Qualcosa nel mondo era scomparso, distrutto, finito. Chi? Un essere? Non soltanto, non soltanto... La poesia. Tutto ciò che nel mondo ha nome:—Vivere. Quella grande ala invisibile che solleva il peso della materia nel colore della felicità... Ecco: era finita la poesia.
Parigi la Babelica era per «gli altri». A lei rimanevano i suoi capelli biondi, le sue mani bianche, i suoi veri occhi dʼinnamorata, pieni di sole, pieni di sole...