Questa era la Città, erano le strade chʼella conosceva; queste le fiumane di gente fra le quali era uscita una sera, portando in sè come un fiore selvatico il suo timido cuore di Transalpina.... «Maxima Maximum....

La Revue de lʼAlhambra... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»

E poi?

Dove? quando? chi le ridarebbe un respiro?

Si ricordò le danze chʼella faceva, le belle danze a piedi nudi, sovra un tappeto verde come lo smeraldo più puro... E le parve che la musica non fosse ancora morta in lei; anzi le parve che la musica fosse lʼultimo piacere, lʼultimo senso della vita... Era venuta al mondo così:—per danzare.

No: per amare.

Quante canzoni!... Era Parigi che gliele rendeva, che stupendamente le buttava come un laccio intorno al suo piede; intorno al suo piede, per farla danzare...

Ma dove? ma quando? ma per chi?

Le musiche vanno; forse vanno più lontano di tutte le strade. Però muoiono anchʼesse, trovano anchʼesse la loro distanza nel dolore infinito.