Il vento la aveva portate via.
E i cimiteri?...
Sì, anche i cimiteri.
Di qua, di là, ve nʼerano molti. Respiravano, quella sera, il fumo della nebbia inazzurrata che andava girando, pesando, su la Città sfolgorantissima. Erano anchʼessi come i teatri: una rappresentazione ferma della vita. Si ricordò la frase chʼegli le aveva detta, una lontana sera di neve: «Jʼen ai soupé des gens qui connaissent leur cimetière...»
I cimiteri? Sì, la più lunga strada; ma sempre una strada...
E poi?...
Ecco: bisognava gettare ancora una volta il suo piccolo nome su la Città immensa, e poichè Parigi aveva rappresentata in lei qualche ora della sua camminante bellezza, bisognava essere fino allʼultimo la ballerina dellʼantico My Blu, bisognava danzare la danza del suo cuore morto sul più luminoso teatro di Parigi la Babelica...
E poi?...
—Qui, Jack, jʼai été au delà de la mort, et je suis encore vivante... Me voici revenue. Jʼai désiré te voir. Tu es le premier homme, tu es la seule créature à qui je sente le besoin de serrer la main. Pourquoi me regardes–tu, Jack? Suis–je bien changée?