Mimi Bluette!... Un nome, nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.

Parigi lʼaveva buttata in alto come il vertice luminoso dʼuna fontana, ed ora che la sua lievità non poteva più essere trasparente, con unʼestrema vertigine del suo chiarore Parigi la ricoricava.

Nella Danza del Sole, sul tappeto rosso come il Guébli, voleva calpestare con magnificenza il suo cuore morto. Davanti alla Città che lʼaveva stupendamente innalzata, voleva passare, splendere, come rifulge dopo la tempesta il miracolo dellʼarcobaleno. Gridare a quei milioni di uomini respiranti nella felice aria della vita: «Io che danzo ancora su questa musica del mio delirio, seminuda perchè mandai profumo, io sono Mimi Bluette!...» Gridare con la musica estrema dei suoi movimenti allucinati: «Città Raggiante!... Città Vertiginosa come il Guébli... Città barbara, dove il sole non tramonta mai!... guardami ancora una volta! Questo è il profumo di carne che a te mandarono i miei fiordalisi. Passai nella tua primavera come la musica dʼun raggio di sole; fui, con tutto il mio corpo, la bellezza che ti è necessaria, o Parigi etera dei secoli!... Sono venuta per le tue strade folli un giorno della mia giovinezza, e nessuno mi guardava. Ero giovine come la primavera, e nessuno mi guardava. Io non sapevo nemmeno che lʼarcobaleno avesse un colore il quale si chiama la Gloria,—e tu me lʼhai data. Mi hai detto: «Va nel mio giardino, piccola fiamma, e scégliti un fiore.» Ho scelto i fiori del sole nei campi, questi azzurri fiordalisi, di cui mi feci una ghirlanda perchè andavano bene con me. Io non avevo altro che i miei capelli biondi e le mia caviglie leggere; tu mi hai sollevata come una piuma nelle tue bufere di sole... Guarda! Ora danzerò per sempre la danza del mio cuore morto, calpesterò, sovra un tappeto rosso come il Guébli, su la morta erba del mio giardino, i fiordalisi di Mimi Bluette...»

—Suis–je ou ne suis–je pas en présence de la divine Bluette?—disse per celia lʼottimo Sanderini. Era, come sempre, agghindato nella stralucida marsina e dondolava con una specie di sonno la sua vecchia testa dʼavvoltoio domestico.

—Eh bien, mon vieux Sanderini! Ça va toujours cette gonzesse que nos littérateurs appellent lʼexistence? Oui? ça va toujours? Tant mieux! Voilà des siècles que je ne revoyais pas votre bonne tête! Comme ça fait plaisir tout de même de se dire bonjour entre copains!

—Et moi je vous dis, madame Bluette, que nous étions tous bien tristes chaque fois que nous entendions prononcer votre nom. On se regardait dans les yeux, la Grande et moi, sans rien dire; puis la Grande mʼenvovait une injure, car cʼest sa façon à elle dʼavoir du chagrin. Pensez donc si jʼai bondi, hier soir, quand M. Jack est venu me dire que vous étiez là, et que «Mimi Bliouette était nécessaire interview de vous, mister Sanderini...»

—Ah, ce brave garçon! Il nʼest pas ce quʼon appelle un polyglotte, et pourtant je lʼaime bien, mon vieux Sanderini; je lʼaime comme un frère.

—Hier soir il était rayonnant. Il a fait le tour des tables, et il prenait tout le monde par les poignets: «Savez—vous? Mimi Bliouette va danser! Mimi Bliouette in the Sun Dance! Yes: dans la Dance du Soleil!...» Oh, quʼil en était aux anges, le pauvre petit!

—Et bien, oui, nous allons voir une fois de plus si ça colle, mon vieux Sanderini!