Sino alle ginocchia la vestivano i suoi capelli stupefacenti, ed era così perfetta nella sua nudità, che ogni movimento mandava splendore. Come le donne arabe aveva il palmo delle mani, le unghie, le narici ed i vertici dei seni dipinti con la tintura di hénné. Un segno azzurro, simile ad una profonda incisione, divideva i due lunghi e brillanti archi dei sopraccigli; quel tatuaggio azzurro si ripeteva sotto lʼorlo del labbro inferiore. I piedi, venati e quasi trasparenti come gioielli di smalto, con le falangi ed i calcagni miniati allʼhénné, pareva che avessero camminato sovra un grande mantello di porpora umida.

Veniva dalla sua bellezza, cristiana e barbara, una sacra inverecondia, una evocazione religiosa dellʼamplesso primitivo. Il suo profilo si tagliava nella fiamma, limpido, con una specie di crudeltà; per tutta la sua luminosa criniera si annodavano, come oscure trecce, i riverberi del fuoco.

Era sempre lei, Mimi Bluette, la ballerina di Parigi; lei, con i suoi occhi di Maddalena, con la sua bocca di donna perduta; era sempre il gioiello da principi, lʼetèra per un vizio da re...—ma ora danzava con lʼanima, con lʼanima sua di Transalpina.

Sʼera innamorata come una donna semplice, del paese ove si ama lʼamore; aveva conservato sino allʼultimo il suo piccolo mazzo di fiordalisi, come una ghirlanda naturale di buon odore selvatico e di azzurra semplicità.

Parigi aveva sciorinato per lei quel grande mantello di porpora sul quale danzare a piedi nudi, con i capelli disciolti; Parigi aveva sollevato sino al vertice della gloria lo splendore della sua nudità; ma non aveva potuto soverchiare in lei, nè col fragore degli applausi nè col fuoco dei brillanti, la sua fedele anima di Transalpina.

Ed allora il teatro sentì che passava davanti ai lumi della ribalta, non solamente una di quelle maravigliose creature che son necessarie a Parigi come il Duomo degli Invalidi o le cupole di Nostra Signora nellʼIle de la Cité; ma passava unʼanima creatrice di bellezze, che sapeva esprimere il sogno nelle forme del movimento, come, nel colore o nella musica, nella parola o nella pietra, lʼanima di un artefice rivelatore imprigiona la poesia.

Sentì che un amore passava davanti al rogo della vertigine affricana; ed una specie di ebbrezza concorde sollevò, inginocchiò, lʼanima di quel teatro, che acclamava con tutto il suo fervore la splendida ballerina di Parigi, la creatura di musica e di sole, chʼera caduta su la fiamma spenta, con le braccia neʼ suoi fiordalisi... Mimi Bluette!

Mimi Bluette... La Danza del Sole...

Un nome; nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui capelli di paglia, nei mesi dʼestate.