«... La neve senza vento cadeva su la città in calme striscie verticali, che sembravano propagare un tremito nella bianchezza dellʼelettricità. Lʼautomobile camminava senza urto, nel dedalo dei quartieri deserti, per i bianchi anfiteatri delle piazze, andando via lieve, quasi tacita, su quellʼelemento agevole che i fari avvolgevano dʼun largo alone scialbo nelle zone di oscurità.

«Monsieur Laire... jʼai presque froid... cette fourrure me glace...

«Allora egli si mise più vicino a lei, spalla contro spalla, immergendo la bocca nel profumo del suo respiro, quasi per odorarla come un fiore.

—«Que voulez–vous, Bluette? Le bonheur est la seule chose à craindre dans la vie. Quant au malheur... quʼimporte?... cʼest ce qui arrive tous les jours... On sʼy fait! on sʼen fiche! Mais aimer ce quʼon aime, voilà un luxe que certains hommes ne devraient pas se permettre...

«Soltanto la fatica del motore interrompeva lʼassiderato silenzio del Bosco; passavano, come scenari dʼuna fiaba nordica, i laghi pieni di nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie, le fontane immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che frammezzo a tanto inverno mai più non potesse rinascere la primavera. La primavera del bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e dʼacacie, ove ogni filo dʼerba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio, in larghi frastagli di serenità il cielo vi scende a profumarsi, e il Bosco turgido si gonfia di voluttà primaverile, sopraffacendo la Parigi dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande respiro...»

Camminò.

La sua tesa veletta si cerchiava intorno ai labbri dʼun vapore dʼargento.

Le pareva che nel dedalo di Parigi forse non avrebbe mai potuto giungere a quella strada perduta.

Invece la trovò.

Si faceva quasi tardi; non vʼera più sole nella piccola vetrina dellʼorologiaio, ed ora si potevan leggere a distanza i nitidi cartelli appesi contro lʼinvetriata: