Udiva il rumore deʼ suoi braccialetti.
Traversò lo spogliatoio, la camera; si fermò con una specie di paura estatica vicino al capezzale del letto.
Rimase immobile vicino al ietto.
Ebbe voglia di guardar lʼora; ma non vedeva bene le sfere...
Non vedeva bene le sfere.
Le sembrò di perdere lʼequilibrio; spinse le due mani su la coltre, affondò nella seta piena di guizzi le falangi che non sentiva quasi più... Alzò un ginocchio, poi lʼaltro; si mise carponi sul letto, poi seduta, poi supina; immerse la nuca nel guanciale, distese le braccia lungo i fianchi...
Dormì.
E rivide allora stupendamente le girandole di fuoco: «Maxima Maximum... La Revue de lʼAlhambra...» nel vapore del primo sogno, nel colore di Parigi la Babelica...
Mimi Bluette... Mimi Bluette!... Era stata la bellezza e la musica, nuda, su le ribalte maravigliose... Aveva portato, nellʼanima dionisiaca, il dolore della eterna poesia...
Nulla; un bicchiere dʼacqua.