Ma che triste fine per lei, seppellirsi, così bella e così giovine, allʼombra di un vecchio marito... Per lei, povera Bluette, nel suo lieve cuore azzurro, che pesante malinconia!...
No, certamente non lo amava. Era una sbadataggine della sua dolcezza, una piega naturale della sua curiosità. Il futuro Accademico Hubert Normand era in quellʼinverno lʼavventura di moda. E siccome Dorée dʼArnac, una fra le più belle donne di Parigi, gli aveva buttate le braccia al collo, una sera, in un cabaret, certamente non vʼera una ragione al mondo perchè Mimi Bluette fosse con lui più severa della sua emula ed amica Dorée dʼArnac.
Solo preferì che questo non avvenisse in un cabaret. E fu il suo torto. Perchè il Grande Industriale avrebbe forse perdonato più facilmente.
Invece non perdonò.
Chi le rese il piccolo servizio di farglielo sapere fu colei dellʼaltra riva, ossia Marthe dʼAussolles, che per gli svaghi del Grande Industriale teneva in serbo, nel focolare di Normandia, una sua fresca parente.
In tali circostanze il bravo Jack Morrison le fu di buon consiglio.
—Sʼil vous quitte, Bliouette, ce nʼest pas très grave,—disse con la sua calma laconicità, chiamandola come sempre «Bliouette», in grazia dellʼaccento americano.—Venez à Londres avec moi. Nous danserons à lʼHippodrome. Cʼest la «Season».
—Eh bien, si tu veux, allons–y, mon brave Jack!
Sette ore di viaggio. La Manica. John Bull che sʼinnamora e va in delirio davanti alla scena dellʼHippodrome. Nel camerino di Bluette, le pallide rose di Henley, i fiori soavi e calmi della primavera inglese. Vengono, i bellissimi emuli di Lord Brummel, a carezzare con i lor occhi dʼinnocenti la ballerina di Francia, Mimi Bluette. Jack Morrison fa da interprete. Jack Morrison è un poʼ geloso. Allʼamericana, con la pipa fra i denti, la bocca serrata. È un andirivieni dʼassidui nel suo leggiadro salotto al Carlton Hotel. Un giorno, sopra un vassoio forbito, vi entra il biglietto da visita di Lord G. A. M. F. B.—precede il nome.