Era la sua storia.

Più tardi le fece impartir lezioni da un giovine laureato incollocabile, erudito squallido e con molta forfora, che aveva la manìa di far strada nella Capitale.

Questi le rammentò in modo singolare quello Studente in medicina, che le dette il primo brivido.

Fu nel mese dʼAprile, verso lʼora in cui le stanze dei quarti piani diventano buie, guardando la primavera che tramonta sui tetti luminosi delle stupende città.

Come quel tempo era lontano!... Bluette rise. Le pareva un sogno.

E imparò che il verbo «sʼen aller», al soggiuntivo imperfetto, fa: «que je mʼen allasse, que nous nous en allassions, que vous vous en allassiez, quʼils sʼen allassent...»

E imparò che «Pépin le Bref fonda la dynastie des Carlovingiens...».

Lesse Chateaubriand, Renan, etc; il che la fece tornare con molto gaudio alla letteratura dei coniugi Willy.

Se non si fosse fatta sorprendere con un certo Hubert Normand, giovine commediografo di molto avvenire, il Grande Industriale lʼavrebbe forsʼanche sposata.