Certo ve nʼera un altro, ma lento e faticoso: quello che il Grande Industriale aveva con dolcezza fatto subire a Bluette.
Gli uomini di Francia raccolgono talvolta le loro amanti dalle avventure della strada, ma spesso le abbandonano che già son perfette come vere signore. Per essi è grande sofferenza vivere con una donna la quale manchi di finezza nellʼintendere la vita e nel discorrere dʼogni argomento con amabile brìo; e poichè si viene al mondo per ammaestrarsi nellʼeleganza del vivere, trovano che lʼamore non impedisce di farsi unʼeducazione.
Così le figlie di Montmartre o del Bois de Vincennes giungono a conversare con gli Accademici.
Lʼaria stessa di Parigi è una scuola dʼimprovvisazione; ma le più diligenti alunne trovano anche il tempo, tra il bagno e lʼora del tè, fra lʼora del tè e quella del teatro, di ascoltare in vestaglia la voce monotona di una vecchia professoressa che ama le caramelle, o dʼun laureando provinciale che abita verso il Quartier Latino.
Così fece Bluette, che per istinto era di tutto curiosa, intellettiva e docile come una vera donna.
Al Grande Industriale dava noia quel suo residuo dʼaccento transalpino, e più ancora la tranquilla ignoranza chʼella rivelava in ogni materia dello scibile quotidiano.
Era un uomo così persuasivo, che avrebbe indotta una monaca a ballare il tango.
Mimi Bluette non sapeva resistere alla dolcezza.
E per lʼappunto egli fece venire una vecchia lunatica professoressa, la quale amava dare aʼ suoi discepoli questo bel tema eroico–sentimentale: «Il y avait la guerre en Algérie. Mademoiselle X. était fiancée à un sous–lieutenant des spahis, qui tomba au champ dʼhonneur. Racontez.... etc.»