—Et alors?
—Alors je vais lui dire que Madame lʼattend.
Se ne tornò via di malumore, con un passo veloce. Gli andò fin sotto il naso, e recitò:
—Madame fait dire a Monsieur le comte dʼOlonzac Que Madama attend Monsieur le Comte.
—A la bonne heure, ma mignonne! La prochaine fois, je tʼen prie, sois plus sommaire!...
Ed entrò.
Era diventato veramente il signore dʼOlonzac. Non cʼera più nè un particolare della fisionomia nè una piega dellʼabito che ricordasse lʼex corridore di motociclette; parlava persino con una pronunzia squisitamente affettata e sembrava disceso fresco fresco, non dal quarto piano della madre di Linette, ma da una indiscussa pagina dellʼAlmanacco di Gotha.
Soltanto i suoi cattivi bellissimi occhi rimanevano quelli di Roré; e questi, più che tutto, andavano a genio della capricciosa My Blu. Ella si lasciava scherzosamente fare la corte dal signore dʼOlonzac e sottomettere dagli occhi di Roré. Sapeva benissimo chi era costui: lʼamante di Pinna, lʼamante di Léa la Roseraie, lʼamante di Fred Chinchilla... Ma ciò che solamente la interessava erano per lʼappunto gli occhi di Roré.
Il signore dʼOlonzac le fece una visita breve, compita, elegante; le diede uno strisciante bacio su la mano quasi azzurra ed uscì dalla sala con il suo passo da gatto.
Bluette suonò più volte il campanello per farlo riaccompagnare. Ma lʼimpeccabile maggiordomo era uscito a far compere per la madre Malespano, e fu Linette che lo ricondusse nellʼanticamera.