Forse temevano entrambi di potersi dire, per prima cosa, una sciocchezza.
Ma Bluette lo guardava.
Egli no.
Egli era fierissimo, con la fronte china; i fili bianchi deʼ suoi capelli brillavano fra le ondate nere. Aveva nel dito anulare un solo anello, chʼera uno smeraldo intenso come un brillante verde; al bottone della camicia una piccola perla nera; tra il pollice e lʼindice della mano destra una profonda cicatrice, che gli saliva sino alla giuntura del polso.
Bluette lo guardava minutamente, come una donna guarda lʼuomo che vuol conoscere. Qualcosa dʼambiguo, dʼinspiegabile, si muoveva intorno a quella fisionomia, quasi fosse lʼatmosfera visibile del suo spirito, il colore della sua nascosta volontà.
Finalmente egli disse questa cosa importante:
—Je sais quʼon vous appelle My Blu.
—En effet on mʼappelle My Blu... Oui, Monsieur, on mʼappelle My Blu. On mʼappelle aussi Bluette, et Mimi Bluette si lʼon veut être pédant. Oui, Monsieur! Ce qui est drôle cʼest quʼon écrit My Blu et on prononce My Blou... Il y a partout des gens qui ne savent pas la grammaire!
—Cʼest très gentil My Blu...