—Vous me dites une chose qui me fait extrêmement plaisir... Je ne sais pas qui vous êtes... mais enfin cʼest très gentil quand même!
Cosʼaccadeva in lei? Non lo seppe, non lo pensò, non lo volle pensare; ma qualcosa certo accadeva di somigliante allʼebbrezza che dà la musica di una danza nuova, in quelle sere piene di follìa quando la felicità chiusa nellʼanima sembra che abbia un sapore su lʼorlo dei calici, un trillo su gli archetti dei violini...
Ecco: poichè non sʼera innamorata mai, era bella di tutta la sua bellezza e sapeva innamorarsi in una sera.
Così egli la teneva ravvolta nel suo sguardo immobile, così la sua voce turbata le dava unʼimpressione di stordimento.
Erano due desiderii, nullʼaltro, davanti allʼilarità, nullʼaltro, che manda un bicchiere di Sciampagna; la poesia che cʼè nella vita, che cʼè nellʼamore: musica dei sensi nellʼanima, dellʼanima nei sensi—nullʼaltro.
Ella era passata, quasi come una vergine, fra il piacere di sè stessa e la fatica del piacere altrui; egli veniva chissà mai da qual vita, solo, con gli occhi giovini che splendevano dʼun passato buio.
Lʼaveva guardata per la prima volta, così, dal tavolino della sua cena, frammezzo alle chiacchiere di Sanderini ed al cicaleccio di Florina–Bey; lʼaveva guardata in silenzio, con i suoi occhi fermi, come si guarda con un piacere quasi lascivo la rosa rorida, gonfia di pólline, che manda profumo....
E dʼimprovviso a lei era sembrato che un lungo bacio dʼamante percorresse la sua viva nudità.
In silenzio si era nascosta dietro il velo delle sue lunghe ciglia, quasi per racchiudere in sè stessa, per celare in sè stessa, quellʼinvolontario piacere.