Allora egli si mise più vicino a lei, spalla contro spalla, piegando la bocca vicino al suo respiro, quasi per odorarla come un fiore.

Intorno ai lumi delle Tuileries la neve ilare turbinava come bianca fuliggine, riddava, simile a sciami di farfalle notturne sul vortice dʼun falò. Le sagome ampie degli edifici incastellavano di bianco la notte invernale; pesanti zattere di nebbia nuotavano su la Senna invisibile; di là, su lʼaltra riva, lunghi rettilinei di globi elettrici assalivano con fatica lʼimmensa remota nuvola. I palazzi di neve, i giardini squallidi, vegliavano la tomba eccelsa del grande Imperatore; lʼArco di Trionfo segnava un limite confuso nella distanza dei Campi Elisei.

—Je crois que nous sommes fous, monsieur Laire! A onze heures du soir, au mois de Janvier, faire une promenade au Bois... Quelle idée, nʼest–ce pas, monsieur Laire?

La tepidezza dellʼaria interna faceva nascere sui vetri una specie di sottile smeriglio, tutto a fiori di ghiaccio e tortuosi rivoli di gocciole, che si fermavano assiderate.

—Est–ce que vous habitez Paris, monsieur Laire?

—Presque jamais.

—Etes–vous français?

—Ma mère était française, moi... je ne suis plus rien.

Lʼaria che respiravano era già piena del profumo di Bluette.