Ella non fece altro che piegare il capo allʼindietro, stordita, come nel momento in cui le vene provano la più forte voluttà; e così rovesciata, supina, con la rossa bocca umida cercava il suo caldo respiro.
Ed egli le diceva:
—Je suis de ceux auxquels la beauté ne donne pas trop dʼinquiétude; rien au monde ne me paraît aujourdʼhui très sérieux, et même lʼesprit, et même le talent, parfois me découragent ou mʼirritent... Pourtant, lorsque je vous ai vue, Bluette, jʼai senti que vous étiez la beauté, ma beauté, ce qui pour moi sʼappelle vraiment la beauté. Jʼai parcouru toute la terre sans jamais voir de femme qui pour moi fut aussi belle. Que voulez–vous. Bluette?... lorsque mes yeux vous regardent, vous mʼenvoyez du printemps dans lʼâme...
Bluette non rispose: alzò le braccia, sperduta, lʼavvolse nel tepore del suo corpo, e lo baciò.
Nella grande foresta bianca gli scheletri giganteschi degli alberi sopportavano valanghe di neve; lʼiride lontana dei fari accendeva stelle bianchissime sui ghiaccioli delle fontane.
Soltanto la fatica del motore interrompeva lʼassiderato silenzio del Bosco; passavano, come scenarii dʼuna fiaba nordica, i laghi pieni di nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie chiuse, le cascate immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che, frammezzo a tanto inverno, mai più non dovesse rinascere la primavera. La primavera del Bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e dʼacacie, ove ogni filo dʼerba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio, in larghi frastagli di serenità il cielo vi scende a profumarsi e il Bosco turgido si gonfia di voluttà primaverile, sopraffacendo la Parigi dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande respiro...
E questa era poesia.
Poesia fortuita, che nasceva dal vizio notturno di una grande metropoli, poesia libera da tutte le falsità, nuda come lʼamore, assurda e semplice comʼè lʼamore.
Un uomo ed una donna: due vere anime, due vere lussurie, che andavano in cerca dʼun letto nella Parigi bianca, addormentata.