Non avevano altra storia che un sorriso nascosto dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna.

Questa era poesia.

Poichè, fra le mille creature che ci passano davanti agli occhi nelle avventure della vita, è sempre una sola, ed è sempre una sconosciuta, quella che al nostro desiderio innamoratamente piace.

Quando noi traversiamo una strada, quando i nostri occhi disattenti vagano su la moltitudine, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Quando si arriva in una città forestiera, quando si entra in una cosa sconosciuta, quando si passa lungo la muraglia dʼun monastero, quando ci si addentra in un quartiere di prostituzione, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Così nei cimiteri e nei teatri, su le prore dei navigli che partono e dietro le finestre chiuse.

Ma non credete allʼamore logico, allʼamore che manca di follìa, nè a quello che osserva nascere i propri germogli come fili dʼerba tenera dalle zolle dʼun seminato.

Questo è un fiore di serra calda, perfetto, ma senza profumo.

Non credete allʼamore lento, allʼamore casto, allʼamore che si dipana come un gomitolo, che si arruffa come una matassa, che gira intorno a sè medesimo come un topolino intorno alla sua coda.

Questo è ciò che i letterati si ostinano a chiamare psicologia.

Non credete ai romanzi dʼamore che impiegano trecento pagine per condurre a letto i loro protagonisti, e nemmeno agli scrittori eucaristici che hanno il buon costume di non condurveli mai. Non credete alle donne straordinarie, che si divertono a parer complicate come il teorema di Pitagora, nè a quelle terribilmente fastidiose che ogni e qualsiasi volta rallentano i loro perfidi ginocchi suppongono di essere diventate una seconda Madame Bovary.