Lord Pepe, satollo e ben riposato, era d'eccellente umore; mi trattò come un vecchio amico e súbito colse l'occasione per raccontarmi sottovoce un gran numero di barzellette oscene, delle quali andava pazzo, e ne sapeva tutto un rosario, d'ogni colore, grado e varietà.
Nel considerare questo epicurèo così ben pasciuto, così attento al suo corpo, alle delizie facili della sua carne ben coltivata, mi avveniva di trovare profondamente inutili, anzi dannose, tutte le complicazioni cerebrali dietro cui si perde il miglior tempo della mia vagante gioventù. Possedeva un'amante ammirevole, un sarto geniale, un cane aristocratico; era giovine e doveva certo essere molto ricco; gli piacevan le buone mense, gli ottimi sigari, l'alcool centellinato a piccoli sorsi; pareva essere affatto libero da disturbi gastrici come da mali di nevrastenia, credo fosse incapace di soffrire pensare o dubitare profondamente:—questi, per vero dire, sono gli uomini che conservano alla specie umana il suo calmo ed invidiabile retaggio di felicità.
In Ispagna si fa colazione assai tardi, si cena tardissimo; eran quasi le tre del pomeriggio, e gli eleganti ospiti dell'albergo, sorgendo a poco a poco dalle mense, traboccavan nell'atrio con un vivace chiaccherìo. La corrida celebre, quella dove Bombita prenderebbe il suo congedo estremo dalle Arene del Nord, aveva richiamato nella città regale una folla enorme di curiosi, accorsi da tutte le villeggiature del paese Basco e dalle frequentate spiagge di Biarritz.
Nel giardino dell'albergo e per l'ampio viale ch'era [pg!20] intorno alla cancellata, una ressa d'automobili padronali mandava strepito di motori, suoni di trombe, nuvole di fumo. Lentamente avanzavano in fila, per fermarsi a piè della scalinata, ove una folla di bellissime donne, di signorine loquaci, d'uomini decorati e risfavillanti aspettavano con pazienza di veder giungere la propria vettura. Un portiere gallonato chiamava ad alta voce i sonori nomi patrizi dei proprietari di cocchi o d'automobili, man mano che le vetture s'avvicinavano; poi, scoprendosi il capo, ne apriva con solennità gli stemmati sportelli.
Tutta l'aristocrazia di Spagna, non immemore del fasto che la fece risplendere nei secoli della gloria e della preda, quando per ogni mare della terra navigava il suo naviglio borbónico,—questa bella e fiera stirpe d'autocrati, ridotti per una serie di colpe o di sventure a nascondere sotto apparenze teatrali la squallida loro povertà,—marescialli e governatori, consoli ed ammiragli, ministri, ufficiali, dignitarî, e tutto quanto nella città di Maria Cristina rappresentava la gloria del regno di Alfonso XIII, tutto a grado a grado scendeva, lentamente, con soste, per quella bianca scalinata.
Ciarliere, incipriate, un po' carnose, le nobildonne di Spagna offrivano alle minacce del tempo nuvoloso i loro non del tutto novissimi abiti parigini; le giovinette pettegole, i bruni smilzi adolescenti, facevano su quel tumulto scoppiare fontane di riso, ma d'un riso così limpido e gaio come soltanto può mandare l'anima d'una terra spensierata, ove, su tutte le miserie della vita, splende con immutabile serenità la magnificenza del sole.
V'eran frammezzo alcune celebri cortigiane di Francia, venute a trascinare sui ruvidi gradini dell'Arena i loro inestimabili velluti, le seterie tramate con splendore dalla [pg!21] pazienza di gloriosi telai. Nei lor occhi scintillanti rimaneva un po' di fatica notturna; si vedevan, sotto i sapienti belletti, le tracce delle veglie consumate alle angosciose tavole di baccarà.
Finalmente anche l'automobile di Lord Pepe giunse davanti alla scalinata; vi entrammo, ed il nostro meccanico si pose nella interminabile fila. Ma la ressa dei veicoli era tale, che non fu possibile giungere all'alto piazzale dell'Arena, se non procedendo per tutto il percorso a passo d'uomo.
Già dall'immenso anfiteatro scoppiava nell'aria un frenetico battimani. Guardai l'orologio; erano le quattro e cinque minuti. Nella vecchia Spagna, ove tutto procede alla mercè di Dio, la sola cosa che davvero cominci all'ora esatta sono le corse di tori. Può esser festa giorno di lavoro, che l'Arena comecchessia rigurgita; chi ha denaro, lo spende volentieri per il suo posto in una gradinata di «sombra» o di «sol»; chi non ne ha, porta qualche straccio al Monte, oppure ad uno qualsiasi fra quei cento «montini» privati, che pullulan nelle città spagnole quanto le rivendite di tabacco. Ma una persona che si rispetti non può far a meno d'accordarsi ogni tanto lo spettacolo d'un bel colpo di spada.
Tutta la vita civile si ferma quando un torero celebre mette il piede nell'Arena.